CASEUS E FORMOS: GLI ERBORINATI, (POCA) CROCE E (MOLTA) DELIZIA
Mercoledì 24 Novembre 2010
Tavernetta della Casa degli Italiani ore 19:00
Li chiamano erborinati (dal dialetto lombardo “erborin”, prezzemolo), sono i formaggi con aggiunta di muffa: dal colore verdastro – azzurrognolo, sono croce e delizia di molti palati. A loro era dedicato il terzo appuntamento di “Caseus e Formos”, la degustazione comparativa di formaggi italiani e spagnoli a cura del nostro Consigliere Alessandro Castro.
Nel corso dell’evento, che ha avuto luogo il 24 Novembre nella Tavernetta della Casa degli Italiani, sono stati presentati cinque formaggi: tre italiani (il lombardo Gorgonzola – dolce e piccante – e il valdostano Blu d’Aoste) e due spagnoli (il cantabro Picón e il celeberrimo Cabrales, asturiano).
Li chiamano erborinati (dal dialetto lombardo “erborin”, prezzemolo), sono i formaggi con aggiunta di muffa: dal colore verdastro – azzurrognolo, sono croce e delizia di molti palati. A loro era dedicato il terzo appuntamento di “Caseus e Formos”, la degustazione comparativa di formaggi italiani e spagnoli a cura del nostro Consigliere Alessandro Castro.
Nel corso dell’evento, che ha avuto luogo il 24 Novembre nella Tavernetta della Casa degli Italiani, sono stati presentati cinque formaggi: tre italiani (il lombardo Gorgonzola – dolce e piccante – e il valdostano Blu d’Aoste) e due spagnoli (il cantabro Picón e il celeberrimo Cabrales, asturiano).
Nel corso della degustazione Alessandro Castro ha raccontato come sempre una serie di aneddoti legati ai formaggi: gli erborinati nacquero per sbaglio – come tutte le grandi invenzioni della cucina – dalla miscela di latti di diversa provenienza lasciati fermentare per alcuni mesi. L’umidità e la temperatura favorirono la formazione di muffe, che conferirono al formaggio la caratteristica colorazione verde-azzurra.
Sempre Castro ha svelato poi l’abitudine di molti ristoratori e salumieri di “spacciare” il cantabro Picón con l’asturiano Cabrales, entrambi erborinati di altissima qualità. Oltre per il gusto, notevolmente più delicato e meno intenso, il Cabrales si riconosce per la carta stagnola nera che lo avvolge, e che reca impressa una striscia rossa, verde e bianca. Perché però riconoscere il Cabrales? È solo una questione di palato? No, non solo. Il Cabrales, infatti, costa esattamente il doppio del suo “cugino”, il Picón.
Si chiude in bellezza mercoledì 1 Dicembre, alle ore 19, sempre alla Tavernetta, con ”Le Grandi Stelle” del formaggio italiano e spagnolo.
(scm)








