La Casa degli Italiani: un ricordo lungo un secolo…

Ero un bimbo, nell’immediato dopoguerra. Vivevo in Sicilia in un piccolo paese alle pendici dell’Etna dove i miei genitori erano sfollati per sfuggire ai bombardamenti. Non esisteva ancora la televisione; la famiglia si riuniva la sera attorno al camino ed i più grandi narravano qualcosa ai più piccoli. Così, tra i miei primi ricordi riecheggia un nome: La Casa degli Italiani… Era la voce di mio padre che, ricordando tempi che lui definiva felici, raccontava con nostalgia gli anni vissuti da giovane in Spagna.

Mio nonno Mario Canfarone, pur conservando la cittadinanza italiana, all’inizio del ‘900 si era trasferito stabilmente a Barcellona. Era chimico e lì produceva profumi che esportava anche in Tunisia. La sua famiglia era composta dalla moglie e da due figli; il più grande, Alberto sarebbe divenuto mio padre e lavorava da commercialista per una grande azienda di Barcellona. Avevano raggiunto una solida posizione sociale ed economica.

La Casa degli Italiani, di cui mio nonno era socio sin dai primi anni del secolo scorso, era un punto di riferimento per tutta la famiglia, anche data la vicinanza alla loro abitazione in Calle Gerona 110. Con orgoglio aveva fatto studiare i suoi figli nelle scuole italiane dellaCasa, e di essa ricordava le attività culturali e le feste nelle quali veniva coinvolta tutta la famiglia.

Purtroppo, dopo pochi anni sopravvenne improvvisa e prematura, per una grave malattia, la sua morte e mio padre divenne il capofamiglia.

Non trascorse molto tempo che lo spettro della Guerra Civile si addensò cupamente su Barcellona. Il rientro in Italia fu una decisione inevitabile, ma anche difficile e dolorosa.

Lasciarono a Barcellona la casa di proprietà e tutti i loro beni, ma sopratutto il cuore di chi ha vissuto anni sereni ed anche felici in una terra che li aveva accolti generosamente.

Il rientro in Italia fu drammatico. Mio padre dovette assolvere gli obblighi di leva e da lì a poco combattere nella seconda guerra mondiale. Tanto valeva rimanere in Spagna!…

In Italia trovò lavoro come insegnante di Spagnolo nelle scuole statali e lì conobbe una professoressa di Lettere, colei che sarebbe divenuta sua sposa e mia madre.

Nel cuore di mio padre la Spagna ha sempre occupato un posto molto importante. Lì era nato, cresciuto, lì aveva studiato, lì aveva vissuto i primi amori. Lì aveva lasciato, purtroppo, anche tutti i suoi beni. A me ha trasmesso l’amore per la Spagna, per la sua storia, per le tradizioni, per l’arte. Ancora adesso che non c’è più nemmeno lui, io mi reco spesso in Spagna da turista. Questa volta non ho potuto fare a meno di andare a visitare la Casa degli Italiani. Per me è stato un piccolo omaggio ai miei antenati, ma anche un riconoscimento ad una Istituzione che ha lasciato un segno profondo nella mia famiglia.

Una curiosità: lì, con sorpresa e meraviglia, ho visto una poltrona in legno intarsiato idéntica a quelle che mio padre era riuscito a portare al rientro in Italia e che tuttora arredano la mia casa. Quasi un segno del destino che unisce ancora, dopo un secolo, la Casa degli Italiani alla mia famiglia.

Mario Canfarone

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